martedì 24 aprile 2007

Restiamo in tema

IDEE PER UN PARTITO DEMOCRATICO

Sono un ignorante.
Non ho studiato la storia della politica italiana con l’attenzione del topo di biblioteca; non conosco nel dettaglio tutte le vicende, i nomi, le ideologie che l’ hanno animata dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Sono un ignorante ed è questo il mio punto di forza.
Condivido infatti con i miei “colleghi” cittadini, con la stragrande maggioranza di essi, un attenzione ai fatti concreti, alle questioni reali e trascuro quelle che sono o percepisco essere sfumature.

Sono un cittadino abbastanza attento e abbastanza stufo di come stanno andando le cose. Sono, come molti miei concittadini, deluso dalla politica. Mi capita spesso di non riuscire a considerare i membri della attuale classe dirigente come miei veri rappresentanti, come persone che agiscano esclusivamente nell’interesse di questo paese e che lo facciano nel migliore dei modi. In dei momenti mi è persino difficile considerare “onorevoli” tali persone.
Queste parole possono suonare sgradite, troppo forti per essere accettate. La realtà è che esprimono un sentimento condiviso.
La politica italiana vive momenti di grave pericolo. Le istituzioni stanno gradualmente perdendo la fiducia dei cittadini e con essa la loro legittimazione.

Rischiamo di perdere la vera forza di ogni paese libero: la partecipazione.

Sfruttiamo l’occasione che ci è offerta, impegniamoci fino in fondo affinché il cambiamento sia radicale e percepibile.

Solo con una vera e appassionata partecipazione dei cittadini il nostro Paese può veramente tornare ad alzare la testa di fronte alle sfide che il mondo contemporaneo ci mette davanti. Una partecipazione che sia veramente fonte di crescita personale per i singoli.

Le manifestazioni di piazza non bastano più. Il singolo deve sentirsi parte di un qualcosa di più grande in ogni momento della propria attività, al solo pensare al proprio partito.
L’attività politica deve tornare ad essere analisi critica del mondo in cui viviamo e non una schematizzazione del reale secondo categorie altisonanti (buoni-cattivi, bene-male...) che rendono inutili molti dei discorsi con cui entriamo a contatto.

DI COSA VOGLIO PARLARE E PERCHE’

L’argomento è il partito, cosa deve essere.
Grandi discorsi infatti vengono formulati intorno alle trasformazioni che potrebbe vivere la politica italiana nei prossimi anni. In molti parlano, fanno dichiarazioni, si scervellano. Per ora i risultati sono alquanto scarsi e il rischio è che alla fine cambi ben poco.
Una cosa posso dire di aver capito:
la frantumazione, adesso come adesso, è inevitabile non appena ci siano idee o pareri discordi.

In Italia ci sono più di venti partiti. Mi chiedo: è possibile che ci siano più di venti diverse combinazioni di valori tali da giustificare una così significativa frammentazione?

La risposta che io mi do, e che penso possiate condividere, è semplice. L’arte della diplomazia, che dovrebbe appartenere a tutti coloro che si cimentano nella politica, sembra messa da parte da molti. Si preferisce spesso sottolineare gli elementi di differenza rispetto a quelli condivisi.

L’attuale sistema infatti favorisce non una condivisione di idee e valori, ma l’esaltazione delle differenze specifiche di ogni singolo personaggio o gruppo.
Chi voglia ottenere quella visibilità necessaria a dare forza alle proprie idee la cerca fondando un nuovo partito perché questo è il metodo più efficace.

Le sole fondamenta alla base dell’esistenza di un partito devono essere i valori, la fede in alcuni grandi ideali.
E se i valori sono condivisi, una diversa sensibilità, una diversa attenzione ad alcune tematiche particolari non può essere fattore di divisione.
La discordanza di pareri deve unicamente generare il dibattito che è alla base della vita democratica e dell’arricchimento delle persone.

Il partito, da contenitore di persone che sostengono delle idee, deve trasformarsi in un contenitore di idee sostenute da persone.

Il primo fattore di giudizio di una formazione politica non devono essere i membri che ne fanno parte con i loro difetti e i loro pregi personali e neppure la storia che la contraddistingue, devono essere le idee che il partito si è dimostrato in grado di proporre.


DUE PRINCIPI IRRINUNCIABILI

Voglio adesso sottolineare due delle caratteristiche che un partito deve assolutamente possedere al suo interno. Non sono concetti particolarmente innovativi i miei, appartengono più a regole di buon senso, ma devono essere sempre, sempre considerati.

TRASPARENZA: un partito non può dirsi “democratico” se lascia in ombra alcuni aspetti della propria vita interna. La cittadinanza deve poter aver una piena fiducia nell’operato degli uomini politici a cui si affida. Tale fiducia può solo derivare dalla conoscenza dell’operato dei singoli membri del partito: che cosa hanno fatto, quali sono le loro proposte.
La nebbia che avvolge la vita di un partito e dei suoi membri genera soltanto indifferenza.

MERITOCRAZIA: si sente dire, anche da parte di politici di livello, che in alcuni casi l’avanzamento di un membro del partito è dato esclusivamente dalla propria fedeltà ai vertici. Tutto ciò, anche il solo sospetto di tale situazione, è vergognoso. Una persona deve avanzare nel partito, ricoprire cariche, esclusivamente in virtù delle proprie capacità. Tali capacità devono poter essere valutate da tutti gli iscritti che hanno il diritto di conoscere le persone che si apprestano a votare. Il politico deve farlo chi propone, chi mette a frutto la propria intelligenza per offrire agli altri le sue idee. Le migliori idee devono essere premiate, chi le ha formulate deve poter partecipare più attivamente alla vita del partito e della comunità. Questo a tutti i livelli fino al Parlamento che deve raccogliere dentro di sé l’élite intellettuale e politica dell’intero partito.
Sotto certi aspetti adesso il Parlamento è visto come l’apice del cursus honorum di ogni politico. Se ci si comporta in un dato modo, se si ha pazienza, arriveremo in alto. Non deve essere questa la logica: il Parlamento non deve essere l’apice di una carriera, deve essere il riconoscimento per una intensa attività di partecipazione e creazione di idee. Le due cose non coincidono necessariamente.

IL PARTITO CHE VORREMMO: QUALCHE SIMILITUDINE

Tentiamo adesso di descrivere il partito che vorremmo tramite delle similitudini con attori della vita pubblica.

Il partito come una PIAZZA: luogo di incontro e confronto. Il partito deve tornare ad essere il punto di riferimento per chi voglia esprimersi e non soltanto “chiaccherare” di politica. Dentro al partito deve prendere vita un dibattito sui temi che più stanno a cuore ai partecipanti; un dibattito che sia spogliato dei discorsi vuoti che spesso siamo costretti a sopportare. Il confronto con gli altri è infatti, per i singoli, un grande fattore di arricchimento e crescita personale. Il confronto tra i cittadini è nutrimento per la crescita della comunità tutta.

Il partito come BIBLIOTECA: luogo di informazione e riflessione. Per il normale cittadino è sempre più difficile riuscire ad ottenere una informazione che sia veritiera, completa ed imparziale. Se manca la conoscenza della realtà, manca ogni possibilità di affrontare i problemi in modo efficace. Il partito deve riuscire a d organizzarsi per offrire ai cittadini informazioni che riescano a descrivere nel miglior modo possibile le sfumature della realtà. Le informazioni scomode devono essere quelle su cui si concentra la massima attenzione. La politica fatta di massime e slogan è politica per i tempi di guerra; la democrazia vive se i singoli cittadini riescono a comprendere quello che sta succedendo. La realtà non può essere racchiusa in dei discorsi di principio, delle massime capaci soltanto di emozionare chi le ascolta; la realtà, per essere conosciuta, pretende uno sforzo da parte del singolo. Il partito deve accompagnare il percorso di ognuno, offrirgli strumenti. Perché senza informazioni la conoscenza è impossibile.

Il partito come AZIENDA: una organizzazione volta alla creazione di valore. Il valore a cui mi riferisco non è ovviamente il denaro. Il partito deve concentrarsi sulla creazione di idee efficaci, è questo il valore a cui tutti dobbiamo tendere. Idee che siano in grado di dare risposte e affrontare i problemi che ci troviamo davanti, le sfide attuali.

Il partito come una SCUOLA: luogo di crescita interiore. Questa società sempre più spesso ci offre dei punti di vista preconfezionati, delle idee già formulate che possiamo accettare o combattere. Col tempo rischia di venire meno quella attività critica che è indispensabile. Il partito deve essere il luogo in cui il cittadino mette a frutto la propria intelligenza e cresce grazie al confronto con gli altri. Tutti però dobbiamo prima imparare cosa veramente sia il confronto con gli altri. Imparare come in una scuola ad aprirsi a concetti nuovi, a studiare, a durare fatica per migliorarsi.

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